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La scuola - raccontata da chi la vive - di Lucio Garofalo (riceviamo e pubblichiamo)

di Lucio Garofalo

Secondo Lucio Garofalo, insegnante a Lioni, Irpinia, questa scuola non aiuta i ragazzi a diventare adulti ed è sempre meno interessata a farlo.

DROGA E DISAGIO GIOVANILE



Il problema delle tossicodipendenze non è una questione di ordine pubblico,
benché come tale venga considerata, rinunciando ad un’analisi razionale del
fenomeno e ad una rigorosa prassi politico-sociale, per abdicare a favore
dell’azione poliziesca e invocare una crescente militarizzazione del
territorio. Tale scelta politica, non solo non ha mai eliminato o dissuaso
determinati atteggiamenti ritenuti "devianti", ma al contrario li ha
ulteriormente aggravati.

E’ indubbio che alcune sostanze, come le cosiddette "droghe pesanti", siano
letali, per cui chi ne abusa rischia la morte; ma è altrettanto certo che la

pericolosità di simili droghe, in quanto proibite, anzi proprio perché
proibite, venga notevolmente amplificata.

Del resto, qualsiasi comportamento sociale che produca effetti nocivi per
la salute psicofisica delle persone (si pensi anche all’abuso di
superalcolici, al consumo eccessivo di nicotina o all’assunzione abituale di

psicofarmaci), nella misura in cui venga ridotto ad oggetto di ordine
pubblico, perché vietato e perseguito penalmente, potrebbe far salire il
livello della tensione sociale, degenerando in atti criminali condannati
alla clandestinità e alla disapprovazione sociale e determinando una
crescente spirale di violenza.

Il problema delle tossicodipendenze non si può più fronteggiare usando la
forza pubblica, o attuando progetti di segregazione sociale, come avviene in

alcune "comunità". Al contrario si deve prendere coscienza della reale
natura del problema, dissimulata sotto una veste deformata dalle reazioni
più irrazionali messe in moto dal sistema vigente. Bisogna rendersi conto
della pericolosità sociale delle risposte repressive ed alienanti scatenate
dal regime proibizionista, ormai fallito.

Pertanto, sgombrando il campo da ogni luogo comune - come la tesi che
equipara le "droghe leggere" a quelle "pesanti"- , il problema delle
tossicodipendenze appare per quello che in effetti è: una questione di
carattere socio-culturale ed educativo, da un lato, ed una grave emergenza
sanitaria, dall’altro. Pertanto, credo che si debba perseguire una duplice
finalità:

- avviare una campagna di sensibilizzazione, di prevenzione e di
controinformazione politica, per abbattere lo stato di ignoranza che genera
pregiudizi, paure ed eccessi di allarmismo sociale;

- intraprendere una serie di azioni per mettere il territorio in condizione
di fronteggiare l’emergenza sanitaria, che presuppone quantomeno l’esistenza

di un presidio di pronto intervento, il che comporta un rilancio della
sanità pubblica di fronte al degrado esistente.

Questo articolo non prescrive alcuna soluzione, ma si propone di suscitare
un serio dibattito a partire dall’innegabile realtà del disagio giovanile,
che richiede nuovi e più incisivi strumenti di indagine e di prassi
politico-sociale, finora mai concepiti, e tantomeno messi in opera.

La questione del disagio giovanile è da tempo oggetto di un’ampia rassegna
di studi, di analisi e di ricerche, e malgrado ciò non si conoscono ancora
risposte efficaci, mentre l’universo giovanile continua a manifestare aspre
e dure contraddizioni, a cominciare dall’emergenza di nuove forme di
tossicodipendenza e di devianza troppo spesso sottovalutate.

Preciso subito che, rispetto al tema del disagio esistenziale dei giovani
(benché occorra ammettere che il disagio non è una condizione esclusivamente

giovanile in senso strettamente anagrafico, ma appartiene purtroppo anche ad

altre categorie di persone, come ad esempio gli anziani), si dovrebbero
tener presenti alcune nozioni che non sono affatto ovvie né superflue.

E’ noto che il fenomeno del "disagio" o, per meglio dire, della
"disobbedienza", della "trasgressione", costituisce una caratteristica
fisiologica, quindi ineludibile ed inscindibile, dell’esistenza giovanile,
in modo specifico della fase adolescenziale.

Infatti, gli psicologi fanno riferimento alla tappa evolutiva della pubertà,

descrivendola come "età della disobbedienza", in quanto momento assai
importante e delicato per lo sviluppo psicologico e caratteriale
dell’individuo in giovane età, ossia del soggetto in fase di crescita e di
cambiamento, non solo sotto il profilo fisico-motorio e dimensionale, ma
anche sul versante mentale, affettivo e morale. Proprio attraverso un atto
di rifiuto e di negazione dell’autorità incarnata dall’adulto - sia esso il
padre, il professore o il mondo degli adulti in generale -, l’adolescente
compie un gesto vitale di autoaffermazione individuale, per raggiungere un
crescente grado di autonomia della propria personalità di fronte al mondo
esterno. Senza tale processo di crisi e di negazione, di rigetto e di
disobbedienza, vissuto in genere dal soggetto in età adolescenziale, non
potrebbe attuarsi pienamente lo sviluppo di una personalità autonoma, libera

e matura, non potrebbe cioè formarsi la coscienza dell’adulto, del libero
cittadino. Inteso in tal senso, il disagio acquista un valore indubbiamente
prezioso, altamente positivo, di segno liberatorio e creativo, nella misura
in cui l’elemento critico concorre in modo determinante a promuovere
nell’essere umano, un’intelligenza cosciente ed autonoma, ossia una mente
capace di formulare giudizi, opinioni e convinzioni proprie, originali e
coerenti, requisito fondamentale per acquisire uno stato di effettiva
cittadinanza che non sia sancito solo formalmente sulla carta della nostra
Costituzione.

Ebbene, a mio modesto avviso, tale processo di maturazione e di
emancipazione non si conclude mai, nel senso che una personalità veramente
libera, duttile e creativa, è sempre pronta a reagire, a ribellarsi, a
disobbedire, per salvaguardare la propria dignità, la propria libertà, la
propria vitalità.

Al contrario, credo fermamente che ci si debba preoccupare dell’assenza, non

solo nell’adolescente ma nell’essere umano in genere, di un simile
atteggiamento e di un simile stato d’animo, di ansia liberatoria, di
desiderio di riscatto e di autoaffermazione, di capacità di rivolta e di
disobbedienza, un complesso di sentimenti e di attitudini che suscitano
sicuramente motivi di disagio e di crisi, ma sono comunque necessari per una

continua maturazione della persona. Mancando tali dinamiche
psicologico-esistenziali ci sarebbe da allarmarsi, in quanto non avremmo
formato una personalità davvero autonoma, cosciente e matura, ma solamente
un individuo passivo, inerte e succube, un conformista vile e pavido, un
gregario, insomma un servo.

Quando, invece, il disagio può determinare una situazione davvero
inquietante e preoccupante?

Secondo me, quando il disagio non viene rielaborato in chiave critica e
creativa, dunque in funzione liberatoria, ma degenera in un malessere
devastante, quando produce una condizione esistenziale estremamente
alienante e patologica, se non addirittura criminale.

Ebbene, la tossicodipendenza (intesa in senso lato, anche come
alcool-dipendenza) costituisce una delle manifestazioni patologiche,
devianti ed autodistruttive, che sono la conseguenza di un disagio che non è

stato superato in modo cosciente, inducendo comportamenti di
auto-emarginazione, di rifiuto nichilistico verso la società, di chiusura
egoistica del soggetto in crisi.



Lucio Garofalo



Garofalo Lucio
Inviato: mercoledì 14 settembre 2005 18.13.19
A:
Oggetto: Democrazia e scuola

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DEMOCRAZIA E SCUOLA

Da almeno un decennio la Scuola Pubblica, in modo particolare l’agibilità
democratico-sindacale e gli spazi di libertà e legalità presenti al suo
interno, stanno subendo colpi durissimi, inferti dai governi sia di
centro-sinistra che di centro-destra.

Con l’istituzione della cosiddetta "autonomia scolastica" e poi con
l’applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come "riforma Moratti"),
è stata sancita ed eretta una struttura oligarchica e verticistica
contrassegnata in modo autoritario. Di fatto si è instaurata una profonda
divisione di ruoli gerarchici nel quadro dei rapporti umani e professionali
esistenti tra le varie categorie dei lavoratori della scuola.

In particolare, all’interno del corpo docente si è determinata una netta
disparità di redditi e funzioni, non sempre rispondenti a meriti reali, a
qualifiche professionali o a specifiche competenze tecniche di valore,
attivando un processo di aberrante mercificazione della funzione
didattico-educativa e di crescente, maldestra e volgare aziendalizzazione
della Scuola Pubblica, degli ordinamenti e delle relazioni sociali al suo
interno, strutturate sempre più in termini di comando e subordinazione,
logorando e pregiudicando sempre più la democrazia collegiale, ormai quasi
inesistente.

Negli ultimi tempi è stato possibile sperimentare come l’avvento della
"autonomia scolastica" e l’attuazione della succitata "riforma Moratti", non

hanno sortito esiti apprezzabili in termini di apertura della scuola verso
le reali esigenze del territorio. La mera formulazione giuridica
dell’ non ha stimolato le singole scuole ad esercitare un ruolo
incisivo e trainante, di intervento critico-costruttivo e di promozione
culturale rispetto al contesto socio-economico e politico di appartenenza.

In tanti casi, le istituzioni scolastiche ribattezzate come "autonome",
hanno assunto una posizione subalterna verso i centri di potere presenti
nelle varie realtà locali, e mi riferisco anzitutto alle Pubbliche
Amministrazioni, assolutamente incapaci o restie a supportare
finanziariamente un arricchimento della qualità dell’offerta formativa delle

scuole.

A tutto ciò si aggiunga un progressivo imbarbarimento dei rapporti
interpersonali, sindacali e politici tra i lavoratori della scuola, in
quanto questa è diventata il teatrino di sempre più estese e laceranti
conflittualità. Questi fenomeni di disgregazione sono una conseguenza
prodotta proprio dalla tanto celebrata "autonomia", nella misura in cui tale

provvedimento normativo non ha generato un assetto organizzativo stabile,
equo, efficiente, ma in moltissimi casi ha suscitato solo confusione,
contrasti, assenza di certezze, violazione di regole e diritti, sia
sindacali che democratici, favorendo comportamenti furbeschi, autoritari ed
arroganti, ed esasperando uno spirito di competizione per fini venali e
carrieristici.

In tali vicende sono innegabili le responsabilità storico-politiche dei
precedenti governi di centro-sinistra, che hanno intrapreso un’azione
demolitrice della Scuola Pubblica e della democrazia partecipativa al suo
interno, per cui l’attuale governo ha avuto gioco facile nell’infliggere il
colpo letale alla Scuola Pubblica e al diritto costituzionale
all’istruzione, in virtù della pseudo-riforma legata al nome della Moratti.

In tal modo lo stato di palese disorientamento e di sfascio, già diffuso ed
avvertito nella realtà di tante scuole, è aumentato. Il clima di caos, di
assenza di regole, di crisi delle norme democratiche e sindacali, è
destinato a crescere, aggravando le contraddizioni interne al mondo della
scuola.

La signora Moratti ha allestito un vero e proprio baraccone, ha costruito un

contenitore enorme ma vuoto, privo soprattutto delle risorse umane e
finanziarie necessarie, visti i tagli di cattedre e di fondi previsti per i
prossimi anni scolastici.

Non intendo annoiarvi oltre, per cui vi saluto con una sincera esortazione a

resistere, benché la nausea e lo sconforto tendano a prevalere.



Lucio Garofalo

Fonte: Lucio Garofalo

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