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In diretta dal Chiapas

di marco

Il Chiapas non interessa più ai mass media e sembra che sia scomparso. Ma la vita continua a scorrere.

Da Lapo (centro attivo donchisciotte)

S. Cristobal de Las Casas - 21 luglio 2005

Dopo l´allerta rossa e la confusione seguente, nel principale centro del
Chiapas si respira un´aria molto tranquilla, dovuta sia dal fatto che è una
cittadina turistica, sia dal fatto che è cessato allarme che l´EZLN ha preso
la decisione di non riprendere l´azione armata. In città si vedono pochi
poliziotti, e comunque quelli che normalmente presidiano la città e non si
vede l´esercito federale, che era sempre stato presente in città.
Anche chi lavora a fianco della lotta zapatista ha opinioni ottimistiche,
perché la svolta, che ancora ha punti non chiari, della lotta zapatista
procede molto bene e riscuote molto consenso tra la popolazione civile, che
già aveva chiesto e ottenuto l´abbandono delle armi da parte dell´Esercito
Zapatista di Liberazione Nazionale.
Si sta intraprendendo una nuova azione, una manovra politica, che partendo
dal basso, prevede la costruzione di una rete di associazioni, società
civile e quant´altro per creare un modo diverso di fare politica. Il
"Comandare Obbedendo" degli zapatisti si sta mettendo in pratica.
Nei prossimi tempi si susseguiranno riunioni con tutti coloro che vorranno
contribuire alla costruzione di una nuova politica, partendo dalle
associazioni fino ad arrivare ai singoli cittadini che sono oramai stanchi
della politica che prende in giro i popoli e che segue una sola linea,
quella della globalizzazione neo-liberista.
Sono popoli che chiedono solamente che al centro della politica ci sia la
vita delle persone, non il profitto di una multinazionale, o gli interessi
di uno Stato. Una scommessa che, se viene vinta, porterà un vento forte e
nuovo in tutto il Mondo, perché dimostrerà veramente che un altro mondo è
possibile.
..::Lapo::..
....in diretta dal Chiapas....2
resistenza
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Comunicato#2.

S.Cristobal de las Casas. 24 luglio 2005.

Spostandoti dalla città verso le comunità zapatiste, abbandoni piano piano
segnali di sviluppo normalmente presenti anche nella nostra società. La
strada si fa sempre più disconnessa e cominci a vedere molta gente che
cammina lungo la strada; intanto le case perdono sempre più la parte in
cemento.
La prima comunità zapatista che incontriamo è quella di S.Andrès, famosa per
essere il luogo dove si firmarono gli accordi che riconoscono i diritti
indigeni, ma che il governo non ha mai voluto ratificare, pur avendoli
firmati. Le persone che vedi, sono diverse da quelle che trovi a S.
Cristobal, in queste comunità vivono gli indigeni che hanno avuto poca
contaminazione con l’invasione occidentale. Non mancano le abitazioni in
cemento, le strade ed i comuni lavori, ma c’è proprio un altro modo di
vivere la vita. Nel centro c’era il mercato, opposto al nostro. Chiunque
possiede qualcosa da vendere si siede e vende. Le condizioni di vita sono
molto più difficili. Nessun posto di blocco né dell’esercito, né della
polizia, l’entrata alla comunità è libera, non ci sono controlli.
Molto probabilmente questo è dovuto alla situazione attuale che si è creata
dopo l’allerta rossa. Proseguiamo per Chenalò, comunità dove gli zapatisti
non sono in maggioranza, ma anche chi non lo è rispetta la loro istituzione.
Questa è una comunità un po’ pericolosa, perché spesso gli uomini sono
ubriachi e diventano violenti. Quella dell’alcolismo è un problema per gli
zapatisti, che anche se è vietato bere nelle comunità, questi sono spinti a
bere da parte dei suoi oppositori, per ridurne le forze. Infatti, nelle
comunità dove l’alcolismo è un fenomeno frequente, si ha scarso grado di
sviluppo, e crescente distaccamento dalla militanza zapatista.
Siamo proseguiti per Polhò, comunità composta principalmente da desplazados,
ovvero famiglie costrette ad abbandonare il proprio villaggio da parte dei
paramilitari. E’ una comunità con molti problemi, dovuti alla grande povertà
che si ha, dato anche la sua particolare composizione. Anche qui nessun
posto di blocco, solamente gli accampamenti militari, con le loro torrette
che controllano il passaggio lungo la strada sempre più dissestata.
Subito dopo Pholò siamo entrati ad Acteal, che per metà è zapatista, e per
l’altra metà è Priista (del partito politico PRI). Questa è tristemente
famosa per il massacro. 45 indigeni, tra cui molte donne e bambini, nel
1997, furono barbaramente uccise, durante una funzione religiosa, da gruppi
di paramilitari (Paz y Justicia e Maschera Rossa) che assalirono questa
comunità senza motivo, compiendo un vero e proprio massacro. Purtroppo
ancora non si sono trovati i colpevoli, nonostante che il governo sappia
tutto, dato che spesso è lui che manovra i paramiliari. Per questo lungo la
strada è stata issata una colonna dell’infamia, colonna fatta di corpi di
persone straziate che rappresenta e serve a ricordare quel massacro.
Proseguendo lungo la carrettera si arriva a Phentalò, comunità molto
tranquilla, immersa tra le montagne de Los Altos, dove i bambini giocano
tranquillamente nella piazza e gli anziani sono seduti a parlare. Ritornando
verso S. Cristobal, incappiamo in una solita pioggia estiva, che sembra
proprio non interessare alla gente delle comunità, che continua a fare il
suo lavoro o a camminare tranquillamente per le strade.
Nel tragitto, molte postazioni militari e di polizia sono stati smantellati
negli ultimi tempi e durante il giorno non si vedono movimenti militari.
Questa è la strategia del governo, che finge un ritiro che invece è un
rimpiazzamento strategico, facendo muovere le truppe durante la notte, in
modo da non creare sospetto.
Lapo

Comunicato de prensa #3
S. Cristobal de Las Casas __ 06 agosto 2005-08-07

Solidarietà. Quello che si respirava stamani nel municipio autonomo ribelle zapatista di S.Juan Apostolo Cancuc. Profumo di frijoles (fagioli) e di cenere, la macchina che rallenta ogni poco per superare i tanti dossi che caratterizzano le strade messicane e poi una comunità e indigeni che ci stanno aspettando. Usciamo dalla macchina e dopo i saluti, la cucina di un compagno ci accoglie calorosamente. Fagioli, uovo e caffè è la colazione che ci viene offerta, da chi possiede poco ma che non ci pensa due volte a condividerlo con altre persone.
Usciamo dalla cucina e fuori dalla capanna si è radunata una piccola folla, sono i rappresentanti delle varie comunità che appartengono al Municipio Zapatista di Cancuc. Oggi, oltre a noi, sono presenti un rappresentante della Junta di Buon Governo di Oventik (caracol di Cancuc) e un responsabile della salute nei territori zapatisti. Scendiamo alcuni metri tra banani, alberi e fango e arriviamo ad un rallargo creato nel bosco, questo è il luogo scelto dagli zapatisti per far nascere la nuova casa di salute autonoma. Opera che sorgerà grazie all’hermanamiento (specie di gemellaggio) che il Comune di Giugliano (provincia di Napoli) ha fatto con il Municipio di Cancuc. 20.000 euro, tanto è l’aiuto che il Comune ha rivolto al Municipio Autonomo per costruire due case di salute in due comunità, visto che le comunità in resistenza rifiutano gli “aiuti” del governo. Prende la parola il rappresentante della Junta di Buon Governo, il quale, sia in spagnolo che in tzeltal (lingua indigena) spiega da cosa nasce la futura struttura, il finanziamento, e l’appoggio alla loro processo di autonomia. Donne, uomini, bambini e anziani sono in piedi che ascoltano attentamente cosa gli viene detto, in un clima di estrema partecipazione, dove le decisioni vengono discusse e prese tutti insieme, valutando le esigenze delle varie comunità. Dopo parla il responsabile della salute, il quale propone alcune modifiche al progetto; poi gli zapatisti ci ringraziano per la visita, dato che non vedono molte persone internazionali, essendo un po’ distante dalle principali città. Ci ringraziano anche a nome di chi ha voluto contribuire a realizzare l’autonomia zapatista, perché comprende ed appoggia la loro lotta di terra, democrazia e libertà. Dopodichè abbiamo visitato l’attuale casa di salute, costruita dal popolo, con le risorse del popolo ed il loro lavoro collettivo e volontario. E’ una piccola capanna dove i farmaci sono accomodati su uno scaffale che provengono da una parte dal caracol, ed in parte sono stati acquistati dal popolo.
Così, dopo averci offerto un refresco (bibita), riprendiamo la strada dissestata che ci riporta in città, lasciando persone che sono in resistenza da anni e che ogni giorno lottano per i loro diritti, decidendo tutti per tutti e camminando insieme verso la speranza per un nuovo mondo.
S.Cristobal de Las Casas - 10 agosto 2005

CARACOLES IN FESTA.

I Caracoles Zapatisti sono in festa. Il 7, l’8 e il 9 agosto si festeggiano i due anni dalla nascita di queste forme organizzative dell’autonomia zapatista. Una forma concreta di democrazia, dove tutto viene deciso da tutti. Nei cinque caracoles (Oventik, Roberto Barrios, La Garrucha, Morelia e La Realidad) ci sono stati tre giorni di canti, balli e partite. Un evento che le varie comunità sentono particolarmente, perchè dimostrano i risultati di anni di lotte e di conquiste.
Nel Caracol di Morelia, situato in un paradiso naturale, immerso tra foresta e fiumi, sono stati giorni di vera festa. Durante tutti i giorni si sono susseguite partite di basket (sport praticatissimo nelle comunità zapatiste), di volley e di calcio. La sera iniziavano gli spettacoli preparati dai bambini e poi canti e balli fino all’alba. Senza mai smettere di sorridere. La Giunta di Buon Governo riceve tutti gli internazionali che partecipano alla festa, e dopo una breve chiaccherata da’ loro il benvenuto e gli invita a partecipare e divertirsi alla loro festa. L’ospitalità è una loro caratteristica, infatti c’è ha disposizione un dormitorio e bagni solo per i compagni internazionali e tutto viene fatto per non far sentire ospite nessuno. Dentro il Caracol nasce un campeggio fatto di accampamenti tirati su con due pali e teli di nylon, dove i numerosissimi indigeni delle comunità presenti possono dormire.
Al mattino, poche ore dopo la fine dei balli, ci sono già molte persone alzate tra la nebbia e i fuochi accesi per scaldare l’acqua. Il campo da basket, dove domina la scritta EZLN nel mezzo, è sempre affollatissimo, da bambini, anziani e ragazze che giocano continuamente. Il campo da calcio non è proprio come quelli visti in televisione, ma perlomeno non è in discesa e c’è pure l’erba. Le squadre delle varie comunità sono agguerritissime e anche molto brave, tanto da mettere in seria crisi la squadra della delegazione internazionale.
Dopo lunghe file davanti alla cucina per il rancio, un caffè alla cafeteria zapatista e un riposo in amaca, si arriva a sera e ricominciano instancabili i balli, preceduti dai discorsi della Giunta.
Si respira un aria di solidarietà e fratellanza, guardando gli occhi dei bambini ed i sorrisi degli anziani. Gli uomini ti sorridono e ti salutano dicendoti "Buenas tardes Compa", le donne e le ragazze ti guardano fisso, in special modo le bambine che non smettono mai di guardarti, mentre passi davanti a loro. Sembra molto strano, non ci sono pensieri in questi tre giorni, e anche noi internazionali, veniamo coinvolti in questa atmosfera, tanto da trovarsi spaesato al ritorno nelle cittadine messicane.
Mercoledì mattina è il giorno della ripartenza ed una colonna di furgoncini stracarichi di persone percorrono le strade sterrate per ritornare nelle loro comunità.
I saluti, i ringraziamenti per questi tre giorni di festa e l’invito alla festa del prossimo anno, con la convizione che la lotta zapatista riuscirà a mettere mattoni nella costruzione della loro libertà.

..::LAPO::..
Comunicato de prensa#4
S.Cristobal de Las Casas _ 13-08-2005

Bienvenidos al Caracol Resistencia y Rebeldia por la Humanidad. E’ il cartello che ti trovi di fronte appena arrivi al Municipio Automo Ribelle Zapatista di Oventik (Todo para Todos, nada para nosotros), insieme ai due uomini incappucciati del comitato di vigilanzia. Dopo la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, sono stati creati questi comitati per vigilare sugli ingressi al municipio, per annotare i dati dei visitatori e per svolgere un compito di sicurezza per l’intera zona. Dopodichè, ad Oventik, pure la Junta di Buon Governo indossa il passamontagna, data la vicinanza con la cittadina di S.Cristobal. Due uomini e due donne, ricevono i visitatori, annotando pure loro le generalità e danno il benvenuto nel Caracol.
Durante il tragitto, a parte il campamento militare di S. Andrès, e aver incrociato una pattuglia della Polizia, non si sono riscontrati postamenti militari, nè posti di blocco dell’esercito. Nel Caracol c’era un’aria molto tranquilla, dato dal fatto che la scuola è deserta e sembra che ci siano poche persone a giro. Questo Caracol è il più sviluppato, e anche la sua storia non è stata molto travagliata come per gli altri. Qui sono state costruite due scuole (primaria e secondaria), dove i promotori di educazione insegnano ai bambini, c’è una clinica molto efficiente, che riceve malati anche da S. Cristobal. La clinica rappresenta un punto di forza per questo Caracol. Vengono formati i promotori di salute e si offre sanità gratuita a tutti gli zapatisti. Anche i non zapatisti vengono curati, facendo loro pagare il prezzo del costo delle medicine, niente in più. Lungo l’unica strada presente, ci sono varie tiende di donne che vendono i loro prodotti, dalle maglie, alle borse, alle coperte. Tutte rigorosamente fatte a mano o a telaio, dove pure il tessuto viene fatto dalle stesse donne zapatiste. Immancabile la tienda per mangiare che come sempre offre pollo, panini e bibite. Ci sono addirittura due tiende che vendono da mangiare. Il Caracol è diviso dalla strada dove, raramente passano macchine. Dall’altro lato della strada, c’è la grande struttura della scuola secondaria con due murales stupendi. Accanto ci sono uomini che stanno lavorando alla costruzione di un’altra piccola struttura, insieme a degli internazionali.
Come in tutti i territori zapatisti, si respira un’area familiare, e tocchi con mano la solidarietà che lega queste persone. Al ritorno, abbiamo incrociato numerosi veicoli della Polizia che andavano in direzione delle comunità nel Los Altos. Negli ultimi tempi non si sono registrati grandi movimenti (perlomeno di giorno), ma la costruzione dell’Altra Cosa esplicata da Marcos, forse può infastidire qualche poderoso (potente).

..::LAPO::..

Fonte: lapo

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